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La lettera di Giuseppe

Il saluto di Giuseppe

Foto in primo piano di Giuseppe

Giuseppe Visciano frequenta il nostro Liceo per l'ultimo anno. Per questo ha voluto salutarci con una sua lettera, che pubblichiamo qui sotto. Di seguito, pubblichiamo la risposta della nostra scuola.


Sembra solo ieri che varcavo il cancello della scuola, e pure sono passati già 11 anni. Sono 11 anni che passo le mie giornate con gli amici vecchi e nuovi, i professori e tutti gli operatori che lavorano qui, 11 anni in cui non mi sono mai sentito solo, tutti mi avete accolto sin dal primo momento senza alcuna riserva fino a farmi diventare la mascotte della scuola. Ormai questo liceo è per me una seconda casa, i professori ed in particolare la professoressa Cerratti ed i professori Piergallino e Gabriele sono delle guide indispensabili per me. E tutti i ragazzi... alcuni dei quali, ormai grandi, hanno lasciato l’istituto, sono ormai come fratelli. Purtroppo quest’anno dovrò lasciarvi e provo tanta tristezza perché non vivrò più la mia quotidianetà con voi.

Vi ringrazio infinitamente per ogni sorriso, per avermi reso partecipe per ogni iniziativa, per avermi fatto sempre sentire parte integrante della scuola e per avermi aperto tramite le materie di studio nuovi orizzonti.

Vi  porterò sempre nel cuore.

Grazie a tutti!

26.01.2015                         Giuseppe Visciano 3° A


Quella di Giuseppe per noi è stata una presenza preziosa e amica. Ci ha sempre ricordato che la scuola è un importante luogo di incontro e di crescita. Grazie a te, Giuseppe!

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La nostra risposta e il nostro affettuoso saluto del 22 febbraio 2015

Caro Giuseppe,

grazie per la tua sincera testimonianza. Ci fa piacere che in questi 11 anni tu sia stato “bene”, ti sia sentito sempre accolto, abbia vissuto la scuola come una “seconda casa”. Ebbene, il Liceo De Bottis è anche questo: ormai nel suo DNA vi sono i caratteri dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’inclusione, della partecipazione e della cooperazione.

Con i tuoi genitori che tanto amano te ed Andrea (anch’egli alunno del nostro liceo) abbiamo combattuto tante battaglie per ottenere quello dovuto, ma dalla vostra parte c’è stato sempre tutto il “gruppo-sostegno” e i docenti che hanno sempre contribuito e lottato affinché tu partecipassi a tutte le esperienze scolastiche. Non dobbiamo dimenticare la sensibilità del Preside Cirillo, sempre favorevole a farti vivere esperienze nuove, curriculari e progettuali, e la tenerezza e l’umanità del compianto Preside Borriello, che spesso entrava in classe e, col suo indimenticabile sorriso, non solo voleva augurarti una buona giornata, ma voleva che tu stessi “bene” e ti relazionassi positivamente con i compagni di classe. Sono stati tanti: molti, come tu affermi, sono cresciuti, sono diventati grandi, forse hanno già intrapreso una vita lavorativa, ma per te sono come fratelli e, come tali, impressi nella tua mente.

Noi tutti ti ringraziamo perché sei speciale e, con il tuo modo di comunicare, ci hai fatto comprendere che nel relazionarci con gli altri bisogna porre attenzione, imparare ad ascoltare e non solo sentire, entrare in empatia, cercando di immedesimarsi nella sfera emotivo-affettiva dell’altro, in poche parole, bisogna prendersi cura dell’altro. Se puoi ascolta la canzone di Franco Battiato “la cura”: questa canzone finisce dicendo: “Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te… sì io, che avrò cura di te”.

Probabilmente  abbiamo fatto errori nell’approcciarci a te, ma ognuno di noi, con il suo modo di essere, ha avuto cura delle realtà umana che tu hai espresso, facendoti carico della tua interiorità e del modo attraverso cui questa si è manifestata  nel corso di questi anni, realizzando forme didattico-educative che hanno dato sempre risalto alla dimensione morale della “cura”, a cui si riuscirà a dare una giusta valenza quando “to care” significherà sia dare che ricevere cura.

Grazie Giuseppe, il Liceo De Bottis ha cercato di promuovere la tua esistenza, la tua realizzazione; e, facendo il possibile per farti stare bene, ha imparato a sua volta ad ascoltare i tuoi bisogni e i tuoi desideri perché tu potessi esprimerti come persona.

Non dimenticheremo mai la tenerezza dei tuoi sguardi, i tuoi sorrisi, la tua presenza: sono stati arricchimento e crescita e tu ci hai dimostrato che la scuola è, e deve essere, “questione di cuore”

Il Liceo De Bottis